ELMETTI E GESSETTI. UN FANTE. UN DIARIO. UN RIFUGIO.
Cara lettrice e caro lettore,
questa parte del sito è dedicata a “Elmetti e gessetti. Un fante. Un diario. Un rifugio.” della Edizioni Efesto (Roma, 2018, 420 pagine, illustrato).
Oltre cinquanta massicci capitoli compongono un testo di narrativa storica dedicato alla Grande Guerra e, nello specifico, ai mutilati di questa, alla figura della crocerossina, all’arte della Scapigliatura e a ben altro ancora.
Alessandro Montalto
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È possibile acquistare “Elmetti e gessetti. Un fante. Un diario. Un rifugio.” online o tramite il tuo libraio di fiducia.
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Da questo mio secondo libro sulla Grande Guerra potrai leggere alcune parti scelte ossia il capitolo I “Le prime antiche luci”, il capitolo IV “Il fante stramazza”, il capitolo XVII “Al Rifugio Ottolenghi”, il capitolo XXI “Il commiato prima della partenza”, il capitolo XXVIII “Quel maestro barbuto e dalla zazzera incolta”, il capitolo XXXII “Il raggiro della finzione e l’inganno della verità”, il capitolo XLV “In pinacoteca!”, il capitolo XLVIII “A voi, dame e accompagnatori!”, il capitolo LI “Le ultime luci”, il Capitolo LV “Mio amato diario”.
Inoltre, potrai anche leggere la premessa dell’autore, “Sulle paginette di un taccuino”.
A seguire, la dedica contenuta in “Elmetti e gessetti. Un fante. Un diario. Un rifugio.” e quattro passi scelti che figurano in quarta di copertina.
Ai mutilati d’ogni guerra.
Ai fanciulli,
tranciati e amputati dalle “bombe-giocattolo”,
i veri monchi dei tempi odierni.
E, a chi, nonostante le mozzature della vita,
ha riconquistato il brillio smarrito dei propri occhi.
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Affermò che fu Giuseppe Mentessi a aver tanto appreso da loro! Dallo struggimento dei loro disegni alla loro cupida bramosia di conoscenza.
«Dipingete e dipingete! Non l’albero ma l’ombrosa frescura fra il suo fogliame. Non il ruscello ma la cupola celeste che le sue acque riflettono. Non un viso di bimbo ma il voler curiosare dei suoi occhi. Dipingete l’inaccessibile che è sfuggente e imprendibile».
Cancrena, sangue e agonia. Se dovessi riassumere questo mio diario in sole tre parole, queste, ne farebbero una sintesi veritiera.
Si narra che l’arte insegnò a Natale molte cose. Anche a soffrir meno. Almeno così disse Natale stesso ai suoi, una sera, quando le castagne s’abbrustolivano rosolando e pure bruciacchiavano cricchiando.
