LA COLONNA SPEZZATA
La colonna spezzata
Cara lettrice e caro lettore,
questa parte del sito è dedicata a “La colonna spezzata. Vita del Real Carabiniere Angelo Rognoni” della Edizioni Efesto (Roma, 2020, 120 pagine, illustrato).
Un testo di narrativa storica dedicato all’Arma dei Carabinieri e a un eroe vissuto oltre un secolo fa.
La prefazione è a firma del Generale B. CC (r) Michele Di Martino.
Alessandro Montalto
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È possibile acquistare “La colonna spezzata. Vita del Real Carabiniere Angelo Rognoni” online o tramite il tuo libraio di fiducia.
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Da questo mio libro potrai leggere alcune parti scelte ossia “Socchiudete gli occhi”, “Da uno spiraglio del soffitto”, “Laggiù, a servir!” e “Ancora il nostro Angelo!”.
Inoltre, potrai anche leggere “Un libro per ricordare Rognoni, Carabiniere eroe”, articolo a firma di Mario Pacali e, naturalmente, la prefazione del Direttore della Sala della Memoria del Comando Legione Carabinieri di Sicilia Generale B. CC (r) Michele Di Martino.
A seguire, la dedica contenuta in “La colonna spezzata” e la summenzionata prefazione.
Alla memoria del Real Carabiniere Angelo Rognoni
e a ogni Carabiniere
paladino difensore della giustizia
cavaliere protettore dell’ordine
freddato e stramazzato nel compimento del servigio.
Semprevivi, in livrea!
Alessandro Montalto
Sergio Allegra
Prefazione al testo
Vicende ed accadimenti che vedono i Carabinieri principali attori di gesta eroiche, di interventi di soccorso e di assistenza alle popolazioni, non sempre ricevono il meritato risalto e riconoscimento. Il tempo, poi, contribuisce quasi sempre a far scomparire nel vuoto e nel nulla il loro operato, il sacrifico a volte estremo e perfino i loro nomi.

Alessandro Montalto ed il Maresciallo Sergio Allegra, nelle pagine di questo libro, ricco di notizie, di documentazione, di riferimenti, hanno riesumato dall’oblio la figura del Carabiniere Angelo Rognoni, uno dei tanti Caduti dell’Arma Benemerita in Sicilia dove, dal 1860 ad oggi, si registrano ben 511 Carabinieri vittime del dovere. Un numero veramente ragguardevole che, oltre ad evidenziare il notevole contributo di sangue offerto per il bene comune, mette in luce il sacrificio e l’impegno dei Carabinieri in una terra dove la malavita comune e soprattutto quella organizzata, hanno fatto sempre parlare di sé.
Un riconoscimento particolare va rivolto al Luogotenente in congedo Giuseppe Russo, attuale Presidente della Sezione Nazionale Carabinieri di Adrano, per l’impegno e la costanza posta in luce nel ricostruire con pazienza certosina, ma anche con tanta difficoltà tutto ciò che riguarda la figura, la vita e la morte eroica del Carabiniere Rognoni.
La storia dell’Arma è densa di episodi gloriosi, di gesta eroiche, di successi, di sangue e di onore; ma quanti sono i Carabinieri famosi? Sicuramente il Vice Brigadiere Salvo D’acquisto, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e poi? Poi c’è una moltitudine di uomini che hanno fatto in silenzio il proprio dovere in favore della collettività, a difesa delle Istituzioni.
È bellissimo riscoprire la vita ordinaria e far conoscere, soprattutto alle nuove generazioni, la vicenda che vide un Carabiniere nel pieno della sua giovinezza compiere il suo dovere fino in fondo, fino alla morte.
Diciamolo francamente, morire compiendo il proprio dovere, recidendo d’un tratto ogni legame con il mondo che ci circonda, con gli affetti più cari e cancellare d’improvviso i sogni, i tanti progetti, le speranze e perfino le ambizioni, è un pensiero che sempre affiora nella mente di coloro che hanno scelto di servire la Patria e di onorare il giuramento di fedeltà allo Stato. Ma è un pensiero che si accantona sempre e volutamente, perché lo spirito ci porta a sperare che tutto proceda sempre bene, senza quei maledetti e temuti imprevisti, che possono cambiare in un attimo il corso della nostra esistenza.
Il giovane Angelo Rognoni, come altri suoi coetanei, aveva scelto di abbracciare la vita militare, di combattere la delinquenza, di vivere all’insegna dell’onestà, con quella dignità e rettitudine che sono propri di chi crede di poter essere utile alla società. Appena maggiorenne, lasciato il piccolo centro di Dorno in provincia di Pavia, suo luogo natio, si era arruolato nell’Arma dei Carabinieri. Frequentato il corso d’istruzione, era stato dapprima trasferito alla Legione di Palermo ed in seguito alla Stazione di Adernò, in provincia di Catania, dove all’epoca si registrava una recrudescenza della malavita, alimentata, in particolare, da bande di malfattori, temutissimi e spietati, terrore della locale popolazione. Mai avrebbe creduto il nostro giovane Rognoni che l’avverarsi di un rischio estremo, sarebbe stato per lui fatale. Lui, che sperava di crearsi una famiglia, di vivere onestamente, di poter progredire in carriera e più in là negli anni, se i suoi superiori lo avessero accontentato, chissà avrebbe assaporato la felicità di avvicinarsi ai suoi cari.
La sera del 12 aprile 1905, nella periferia dell’abitato di Adernò (oggi Adrano), durante l’espletamento di un servizio di pattuglia effettuato con due soldati, Rognoni sorprendeva alcuni individui intenti ad asportare delle bestie da una stalla. Senza esitazione alcuna, nonostante il buio fitto, li affrontava coraggiosamente, ma i soggetti si davano a precipitosa fuga. Ne scaturiva un inseguimento durante il quale i malviventi, spianati i fucili, esplodevano alcuni colpi, dileguandosi nella campagna circostante. Rognoni, colpito al torace stramazzò a terra, ma prima di spirare, ebbe la forza di rincuorare i suoi dipendenti con animose parole.
Appena ventiquattro anni, fisico robusto, sguardo rassicurante e bonario, possedeva tutte quelle doti che si richiedono ad un buon Carabiniere: senso del dovere, spirito di servizio, equilibrio, compostezza, serietà, serenità d’animo, grande volontà e soprattutto umanità. Era, come si suole spesso sentire, un Carabiniere di razza, dotato di senso pratico, iniziativa e fiuto da segugio.
L’episodio criminoso, oltre a destare molta impressione tra la collettività del circondario, fu riportato dalla stampa locale, che ne evidenziò i particolari dell’accaduto, mettendo in risalto il sacrificio del giovane Carabiniere che, quantunque conscio del pericolo cui andava incontro, senza porre tempo in mezzo, coraggiosamente aveva affrontato i malfattori, immolando la sua giovane esistenza. Non solo, ancora agonizzante, come è riportato nella motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare, concessa in sua “memoria”, prima di esalare l’ultimo respiro e salire alla gloria degli Eroi, aveva incitato i suoi sottoposti a proseguire per assicurare i malviventi alla Giustizia.
Un esempio, il suo, di vittoria dell’altruismo sull’egoismo, del diritto sulla prevaricazione, del bene sul malaffare, forse irraggiungibile per alcuni, ma non per questo meno ambito da ogni persona onesta come lo era il nostro Rognoni. E con lui ricordiamo tutti quegli altri Eroi, anche sconosciuti, che nel passato si sono sacrificati per il bene collettivo, nella consapevolezza che altri uomini, al pari loro, con gli analoghi ideali e sentimenti, vegliano sulla sicurezza e sulla tranquillità di tutti.
Direttore Sala della Memoria del Comando Legione Carabinieri Sicilia
Gen. B. CC (r) Michele Di Martino